STORIE E LEGGENDE in Pavia e dintorni

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L’ORIGINE DEL NOME DEL MONASTERO DI SANTA MARIA DI TEODOTE



Nel volume secondo degli “Annali d’Italia” di Lodovico Antonio Muratori, alla pag.
.879, nell’ambito dell’anno 700 d.C. ci viene raccontato il motivo della dedica a Teodote del monastero cittadino di Santa Maria in via Menocchio.


 

“Un altro monistero posto in Pavia, ma di sacre vergini, deve qui essere rammentato, in parlando del re Cuniberto, tuttavia esistente, tuttavia sommamente illustre e riguardevole in quella città. (Pavia)

Chiamavasi anticamente il monistero di Santa Maria Teodota o più tosto di Santa Maria di Teodota.

Oggidì si appella della Posterla perché anticamente quivi era una picciola porta della città.

 

Di quel sacro luogo parla Paolo Diacono nel riferire una debolezza di Cuniberto.

Trovatasi al bagno secondo i costumi di allora (ne’ quali forse niuna città mancava di terme, e i bagni erano usati e lodati dai medici) trovavasi dico una gentil donzella di nazione non Longobarda ma nobilissima , Romana, di singolare bellezza e coi capelli biondi che le arrivavano fin quasi ai piedi.

Le leggi de Longobardi ci fanno abbastanza intendere che le zitelle in questi tempi si riconoscevano fra le maritate perchè tutte portavano e nutrivano i lor capelli e ne facceano pompa e beata chi gli avea più belli e più lunghi.

' Intonsae ' credo io che fossero appellate per questo e che da questa parola corrotta venisse Tosa nome adoperato dai Milanesi per significar le zitelle.

Il Re Longobardo Cuniberto o Cuniperto

 

Allorché le donne andavano a marito si tosavano come oggidì si pratica dai Giudei.

Ora questa giovane, per nome Teodota, stando al bagno fu adocchiata dalla regina Ermelinda che di poi, con imprudenza femminile, ne commendò forte la bellezza al re Cuniberto suo consorte.

Finse egli colla moglie di lasciar cadere per terra questo ragionamento ma nel suo cuore talmente s invaghì di questa non veduta bellezza che non sapea trovar luogo.

Laonde prese il partito di portarsi alla caccia nella selva chiamata Urba dal fiume o castello vicino e seco menò anche la regina.

Fatta notte segretamente se ne tornò a Pavia e trovata maniera di far venire a palazzo la suddetta fanciulla l’ebbe alle sue voglie.

Ma non tardò a ravvedersi del suo trascorso e la mise nel sopraddetto monistero che perciò cominciò a chiamarsi di Teodota.”

 

Il testo originale