STORIA INEDITA PAVESE e dei suoi dintorni

TICINUM-PAPIA, CAPITALE LONGOBARDA                       di Alberto Arecchi

 

La città di Ticinum si formò a partire dall’anno 89 a.C. da un primo nucleo quadrato, con insulae di 240 piedi di lato (circa 80 m).

Alla caduta dell’impero romano d’Occidente, la città si era ampliata da 25 insulae sino a un'ottantina, disposte su una pianta rettangolare, con un ponte in pietra/muratura che attraversava il fiume Ticino e – presumibilmente – un secondo ponte di legno su barche.

 

 

Il territorio intorno alla città era molto più accidentato di quanto oggi si possa immaginare, con molte alture, sulle quali nel periodo medievale si formarono monasteri e borghi popolari, all’esterno delle mura.Verso oriente e verso occidente, la città era protetta da due profondi solchi vallivi. Nel primo scorreva (e scorre tuttora) il rio Vernavola. Il secondo era denominato Val Vernasca e il suo tracciato, nel fondo del quale scorre il canale oggi denominato Navigliaccio, è stato nel tempo fortemente occultato dalle espansioni urbane dell’ultimo secolo.

Le alture e i corsi d’acqua facevano della futura capitale longobarda una cittadella fortemente difesa (il caposaldo meridionale che custodiva Milano, ultima capitale dell’Impero d’Occidente).

 

 

San Vittore fu demolito in un periodo non ben precisabile. Rileggiamo quanto scrisse il Padre Romualdo, alla fine del XVII secolo:

"Sant’Ennodio, quando fu Vescovo di Pavia (511–521), costruì quella chiesa in onore di San Vittore Martire, del quale era particolarmente devoto; e nelle strutture in seguito costruite, adiacenti a quella chiesa, le Monache si installarono e vissero sotto la loro Regola, dall’anno 1178. Quel luogo era anche detto Val Vernasca. Quel luogo era stato amministrato da Chierici secolari, dal del fondatore Sant’Ennodio, che vi ebbe il suo primo sepolcro, sino all’arrivo di quelle Monache, e vi si cantava in modo alternato con due cori, e all’uno che cantava in latino l’altro rispondeva in lingua greca, come aveva voluto Sant’Ennodio".

Il complesso monastico di San Vittore è citato da Opicino de Canistris, nel secolo XIV, ma non compare nella veduta del Lanzani a San Teodoro (1522), né nelle varie elaborazioni della carta del Ballada, iniziate durante la prima metà del secolo XVII. Nella stessa mappa, invece, il corso dell’attuale Navigliaccio è ben presente, scavalcato da quello che ancora oggi si chiama il “Ponte di Pietra” e da due ponticelli minori, in legno.

Nella generale assenza di architetture dell’età longobarda, si possono vedere oggi solo pochi frammenti residui:

 

 

 

 

- alcuni tratti conservati di mura urbane longobarde; la sezione più cospicua è quella di Porta Calcinara, verso il fiume, a sud-ovest, presso la chiesa di san Teodoro;

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 una faccia decorata di una torre, inglobata nel chiostro di Santa Maria della Pusterla, presso l’estremità occidentale del decumanus maximus.

 

 

 

 

 

 

Nello stesso monastero, nel 1970, furono scavati i resti di San Michele della Pusterla, una chiesa-oratorio, le cui murature affrescate sono state conservate in un vano sotterraneo;

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 presumibilmente, una parte cospicua del Mausoleo del re Astolfo, che costituisce la parte absidale della chiesa di San Marino.

 

 

 

 

 

 

Il mausoleo del re Astolfo, a San Marino.    

 

 

 

 

 

 

 

 

 Il mausoleo della dinastia bavarese, a San Salvatore.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

LA FABBRICA DEGLI ARCHI DA GUERRA

Le tracce di muri ritrovate dai militari nel 1895 sotto la ex chiesa di San Tommaso (e datati dagli archeologi ai sec. III-IV d.C.) erano a circa 10 m di profondità, rispetto al pavimento della chiesa che si trova a +73,20 m s.l.m.

Per cui, la base di quei muri era a 63 metri sul livello del mare (quota più bassa di circa un metro dell'asfalto del Lungoticino). In quella posizione, secondo Opicino de Canistris (1330), si trovava una grande fonte naturale... forse anche una caduta d’acqua, usata come forza motrice per la fabbrica di archi da guerra?

Il documento “Notitia Dignitatum” è un elenco di dignitari e delle loro competenze durante il tardo Impero Romano, verso l’anno 400 d.C. Per la parte occidentale dell’Impero, normalmente esso viene attribuito ad un anno intorno al 420. Esso parla, tra l'altro, della localizzazione delle fabbriche d’armi. Per quanto riguarda la penisola italiana, elenca:

Italiae:

• Concordensis sagittaria (fabbrica di frecce a Concordia).

• Veronensis scutaria et armorum (scudi ed armi a Verona).

• Mantuana loricaria (loriche a Mantova).

• Cremonensis scutaria (scudi a Cremona).

• Ticenensis arcuaria (archi a Ticinum – Pavia).

• Lucensis spatharia (spade a Lucca).

I Goti si erano installati nella città romana, che allora si chiamava Ticinum, sede di una fabbrica d’archi da guerra. Le alture e i corsi d’acqua facevano della futura capitale longobarda una cittadella fortemente difesa (il caposaldo meridionale che custodiva Milano, ultima capitale dell’Impero d’Occidente).

Il quartiere dei conquistatori Goti, e poi dei Longobardi, con il Palazzo reale di Teodorico, si collegò probabilmente alla fabbrica d’armi e sfruttò i dislivelli del terreno, che allora erano notevoli.

Quando i Longobardi s’installarono nella parte orientale del complesso urbano, mantennero questi elementi: il Palazzo Reale con il viridarium e l’Anfiteatro costruito da Atalarico.

Probabilmente, la fabbrica degli archi si trovava in un profondo avvallamento fuori le mura, dove scorreva un corso d’acqua capace di fornire energia per le attività dell’opificio.

 

Il Palazzo Reale, i giardini del Viridarium, le mura orientali (in rosso) e l'Anfiteatro di Atalarico.

S.N.V= San Nicolò in Viridario. S.M.V= Santa Maria in Viridario.

Poche testimonianze rimangono visibili della città longobarda, ma sono rimaste nei secoli, scolpite nel territorio circostante, le tracce dei Sigmarii che bonificarono le vaste zone paludose (il loro stesso nome indica i “vincitori delle paludi”: Sieg-mar). Le tecniche idrauliche già conosciute e sviluppate da Romani, Greci e Arabi e furono assimilate dai Longobardi, contemporneamente alla civiltà andalusa della Spagna musulmana, lasciando alle zone bonificate, nel triangolo di confluenza tra i fiumi Po e Ticino, il nome di “Siccomario”.

Si noti anche la similitudine del termine “Siccomario” che designa tuttora, al di là del fiume Ticino, l’area dei tre comuni di San Martino, Travacò e Cava Manara, con il nome della cittadina tedesca di Sigmaringen, nel Baden Württenberg.