Nuova avvincente avventura letteraria

GABRIELE  MORONI

Giornalista e Scrittore Pavese di consacrato spessore

 

 

Pavia, città della cultura tra le prime e più prestigiose d’Italia, grazie alla sua Università è conosciuta in tutto il mondo.

Purtroppo, oggi come oggi, chi si dedica alla cultura, spesso, se non è impegnato con l’ Università, deve cercare fortuna altrove: ma la culla rimane ed è pur sempre Pavia!

Così è capitato anche a Gabriele Moroni che ha saputo mettersi in evidenza ed eccellere, nella sua attività di giornalista e scrittore, nelle nostra ex rivale  ed ora autorevolissima Milano.

Gabriele, caro amico di vecchia data, la sua Pavia l’ha sempre nel cuore e, appena può torna ad ammirarla … in occasione della sua ultima visita sono riuscito ad agganciarlo per incastonarlo, doverosamente, tra le “vetrinette” dei veri personaggi pavesi che danno un concreto significato alla cultura.

Gabriele Moroni, pavese “spurio” e quindi “arioso”, si è laureato a Pavia e nella nostra città ha cominciato a distinguersi come giornalista.

 

 

«Anni di lavoro intenso,  – mi racconta con un’evidente nostalgia – a seguire la cronaca della città e della provincia, da cui sono scaturiti tre libri. “Giallo Pavia”, “Pavia magica e misteriosa”, “Pavia prima pagina”. Grazie alla preziosa gavetta tutta pavese sono approdato a “IL GIORNO” ed ho seguito, come inviato speciale, le più importanti vicende di cronaca nazionale. Dopo i libri “pavesi” ne ho scritti numerosi altri, fra questi “Fausto Coppi, uomo solo”, “Cronista in Calabria”, “Guerra alla droga: colpevole rinuncia”, “Ustica: la tragedia e l’imbroglio” ed ho curato l’ autobiografia di Graziano Mesina “Io, Meisina”».

«Un paio d’anni fa, nelle nostre pagine, con la valente firma dell’affermato critico letterario prof. Andrea Borghi, è apparsa una magistrale recensione di uno dei tuoi capolavori più conosciuti: Le bestie di Satana - Voci dall’incubo (Ed. Mursia). Borghi, che se ne intende, dice che è un libro coraggioso ed importante perchè l’autore ha indiscutibilmente  l’animo, forte e limpido, di “dire” gli eventi e non semplicemente raccontarli».

«Ne sono lusingato perchè Borghi ha ben recepito che “Le bestie di satana”  non è un libro sulla storia della terribile vicenda della setta satanica annidata per anni nella brughiera attorno a Busto Arsizio, accusata di tre omicidi e di una induzione al suicidio. E’ un libro, se così si può dire, “parlante”, fatto di racconti in prima persona, testimonianze dirette. Tanti capitoli sostenuti da un io narrante. Un libro di voci. Le vittime parlano attraverso i diari, le lettere, le poesie che hanno lasciato. Parlano i carnefici. Parlano i genitori di entrambi, che sono sicuramente i personaggi più patetici».

 

A questi libri di successo si sono aggiunti “Fausto Coppi … solitudine di un campione” (Mursia Ed.), un “viaggio” negli ultimi anni della vita del Campionissimo,  cioè quelli del suo declino atletico ma anche quelli umanamente più toccanti e stimolanti dell’allora scabrosa vicenda con la Dama Bianca.

A seguire, grazie ai raffinati caratteri dell’Ed. Selecta di Pavia è stato pubblicato “Risorgimento Lombardo, ieri e oggi”: 37 puntate di reportage per il Giorno” sui luoghi del nostro Risorgimento, ovvero un confronto materiale ma anche culturale e morale di notevole spessore.

 

E’ di questi giorni l’uscita di “Il Paròn” (Mursia Ed.), un avvincente libro di testimonianze su quell’immenso personaggio del calcio nazionale di altissimo livello che fu Nereo Rocco e che celebra il centesimo anniversario della sua nascita.

 

 

«Gabriele, consentimi di farti una domanda a bruciapelo … qual’è il tuo rapporto con Pavia?».

«Un rapporto di lunga, reciproca fedeltà. Pavia mi ha dato tantissimo: le amicizie della vita, amori, affetti e una cosa soprattutto, la possibilità di fare l’unica professione che avrei potuto fare: il giornalista. A volte ripenso alla mia classe di liceo. Ne sono usciti docenti universitari, medici, avvocati, professionisti. Persone che nella vita hanno avuto un’ottima riuscita, ma ne sarebbero riusciti ugualmente bene se avessero seguito altre strade. Per me era diverso. Avrei potuto fare solo il giornalista. Se ci sono riuscito lo devo a Pavia».

«Giornalista, ma anche scrittore di  rango! Alla luce della lunga esperienza che hai vissuto in prima persona girando l’Italia come pochi, secondo te, cos’è mancato a Pavia in questi ultimi anni?».

«Molti anni fa, parlando da un’emittente radiofonica cittadina, provocai una raffica di telefonate di protesta. Avevo sostenuto che il fatto che se a Pavia mancava, storicamente, una criminalità organizzata era indice dello scarso spirito imprenditoriale dei Pavesi. Si trattava, ovviamente, di un paradosso, di una provocazione, ma a distanza di tanto tempo rimango convinto della sua sostanziale validità.

Una crisi industriale fra le più drammatiche e totali vissute da una città italiana. L’abbraccio soffocante di Milano. La mancata reazione di una città troppo apatica o che, forse, ne ha viste troppe, nella sua lunga storia, per trovare ancora in sè la forza di reagire. Sono questi, credo, i mali storici di Pavia.

Peccato.

Peccato, per esempio, che non si riesca a creare una vera simbiosi con quello straordinario polmone storico, turistico e artistico che è la nostra solenne e conclamata Certosa. Ma Pavia è anche una città che ha saputo preservare la sua dimensione umana.

E’ un merito. Il pavese è diffidente ma come nessun altro sa dare la sua amicizia!».

Insieme, chiacchierando amabilmente, provenendo dal Ponte Coperto, percorriamo Strada Nuova e ci dirigiamo in Piazza Grande a sorbirci un caffè. Nella facciata del Broletto è vistosamente esposta la suggestiva, bella, antica e venerata statua della Madonna di Piazza Grande: ed è un bel vedere!

La gente, a gruppetti, discute animatamente di sport, di politica, di crisi economica, di inquinamento, di viabilità e chi più ne ha ne metta. E’ sempre stato così.

Ogni pavese è convinto di conoscere la soluzione giusta per ogni problema: peccato che nessuno abbia voglia di ascoltare come si dovrebbe e magari cercare di metterla a fuoco e ragionarci sopra seriamente.

Ci guardiamo in faccia e, senza parlare, ci rendiamo conto che la pensiamo tutti e due nello stesso modo: forse, è scritto che Pavia debba restare così com’è!